Stasera stavo sistemando il mio archivio fotografico. Anni e anni di foto, 4 macchine digitali “fuse” a suon di foto e molti ricordi.
Sfogliando le mie memorie mi sono imbattuto in un periodo della mia vita in cui ero molto più giovane spensierato e con la testa libera dalle problematiche della senilità ( come pagare la bolletta del gas?… è meglio risparmiare oppure spendere tutto quello che ho in gadget apple?… come farò a lavare il mio maglioncino preferito senza rovinarlo? ecc….). In questo periodo mi è capitato di incontrare parecchia gente che è definibile tra lo “strano” e l’ “affascinante”. D’estate frequentavo un corso di perfezionamento musicale di musica antica in Valcerrina. In sostanza si studiava di mattino e pomeriggio e di sera ci si divertiva tra musicisti, vino e buon cibo (per chi non sapesse la zona è piena di cascine e vigneti). Per due anni consecutivi sono stato ospite, io e altri due musicisiti, durante il corso di un personaggio da cartolina. Un signore, in pensione, poeta e pittore che gentilmente ci ospitava nel suo cascinale tra le vigne.
Una sera, ci invitò ad assaggiare il vino che produceva dalle sue viti. Dopo due bottiglie di annate differenti ervamo già, diciamo, allegrotti. Finite le bottiglie esordì con un “Adesso andiamo in cantina e prendo una bottiglia speciale”. Andammo tutti in cantina. Ero effettivamente curioso di vedere com’era fatta la cantina e il mio occhio si soffermò su una nicchia particolare. Era come una piccola rientranza con ai lati delle bottiglie inclinate su diversi piani in legno. Incuriosito chiesi a che servisse quello spazio. La risposta ancora adesso mi fa sorridere e pensare. Mi disse :” Quando morirò, li sarà il posto dove il mio spirito vagherà la notte. Tra le mie bottiglie migliori”.
Non ho mai capito se questa frase l’abbia detta per via dell’alcool, per prenderci in giro oppure perchè era proprio vero. Io continuo a pensare che è proprio una bella idea. Perchè non sperare che una parte di te non stia sempre con quello che ami. Per lui il vino non era solo un liquido colorato per far ubriacare la moglie la sera, ma era qualcosa di vivo, che faceva lui, lo curava, lo coccolava, ne era quasi innamorato. Quindi una su parte di spirito sarebbe rimasta li. Anche senza la nicchia.
Non ho più rivisto quel poeta, che la sera ci leggeva le sue opere e che la mattina, mentre facevamo colazione, dipingeva in cortile. Me lo immagino ancora felice nel suo cascinale, intendo a prendersi cura del mosto, del vino e delle sue bottiglie. In fondo il suo spirito è li, e nessuno potrà mai levarlo da quei luoghi.
P.S. Piccolo aggiornamnto su “Il bianco nel nero”. Non preoccupatevi. Il secondo e il terzo capitolo sono al vaglio del mio “correttore ortografico” personale. Molto probabilmente domani, verrà pubblicato il capitolo successivo.

No comments yet
Feed dei commenti di questo articolo