Non si capisce molto. Non si capisce nulla.
L’Italia vive in un paradosso. Nel nostro bel paese la segretezza è d’obbligo. La privacy è un sacro diritto di cui tutti se ne approfittano. Così basta la pubblicazione dei redditi dell’anno 2005 degli abitanti del bel paese a scatenare un putiferio maggiore di qualsiasi altro scandalo. Unipol ? Che sarà mai? Il Lodo Mondadori? Bazzecole. Agli Italiani interessa che non i sappia mai quanto loro guadagnino e dichiarino ( o non ) allo stato. Immediatamente sono partite indagini, inchieste in cerca di capri espiatori. Una velocità inaudita per la burocrazia e la giustizia italiana. Tutto questo perchè in Italia è severamente proibito sapere quanto prende il vicino. Perchè? Sinceramente non lo capisco. Se il vicino ha un BMW posteggiato in cortile, significa che prende un po’ tanto di più di te. Se ha una panda 4×4 del 1975 allora prende proprio come te. Ci stupiamo dei 4 milioni annui di Beppe Grillo? Perchè? Fa degli spettacoli in giro in cui riempie piazze enormi e sono tutti spettatori paganti. Quindi perchè stupirsi?
L’italiano medio, pensa di avere qualcosa da nascondere. Il problema e che non ha nulla da nascondere. Il tenore di vita di una persona lo si vede ad occhio nudo, non serve andarlo a leggere in Internet. Per il resto dell’ Europa è diverso. Anche in questo. I redditi diventano pubblici dopo un tot di anni. Quanto vengono pagate le persone in azienda, lo si legge nella bacheca, sono consultabili da nessuno. In molti ambienti la trasparenza è un diritto, in Italia è una cosa da perseguire.
Leggo i giornali ogni giorno. Internet mi permette di leggerne diversi. Da qualsiasi testata di qualsiasi schieramento politico, tutti si scagliano contro l’untore. Tutti si chiedono dov’era “la privacy” quando si è deciso di pubblicare la lista dei contribuenti online.
Io mi siedo alla scrivania, leggo i giornali e rido.
Assurdo e assolutamente senza senso.

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